Ambiti particolari di terapia che sono sempre maggiormente frequenti in sempre più persone sono quelli che comunemente vengono chiamati “attacchi di panico”. Rimane come per ogni altra situazione, sintomo o patologia che in nessun caso si può generalizzare.Ogni caso è unico a se stesso.Il vissuto essendo unico, è comunque per tutti i casi debilitante non solo nel vissuto, ma lo è o lo diventa nelle relazioni private e professionali. Quando veramente gli attacchi di panico sono in fase grave può avvenire un graduale isolamento della persona da persone e impegni privati e professionali che non si riesce più a gestire. In genere le situazioni peggiori sono quelle di caos o di affollamento, luoghi ritrovi o appuntamenti pubblici.Negli attacchi di panico non è tanto il panico il problema quanto non sapere il perché succede, o cosa causa la sensazione che provoca il panico, o se è il panico la sensazione stessa. In genere è fondamentale cominciare veramente ad interagire con il proprio mondo interiore e saper discernere quanto dall’esterno siamo influenzati e quindi vulnerabili. |


Una volta “allenata” la capacità di distinguere le emozioni e sensazioni proprie da quelle altrui, si imbocca la strada per comprendere che nel mondo delle emozioni non ha a che fare tanto il controllo quanto il discernimento: quando si è alla fase di “controllarsi” si è già imboccata la strada delle emergenze. |
La pace e la pazienza non sono fatte di controllo bensì di una presa di consapevolezza del mondo interiore e di quello esteriore, e in relazione a questi mondi come interagiamo con essi. La paura, ed il panico come sua conseguenza, sono già segnali d’allarme di un’incapacità di gestire il mondo interiore o esteriore, e/o di saper elaborare esperienze che li riguardano.Nella terapia per gli attacchi di panico, prima di poter raggiungere il livello di studio di presa di consapevolezza e di autogestione del mondo interiore ed esteriore, vanno naturalmente “tamponate” le situazioni limite psico fisiche perché sia possibile elaborare quanto appena descritto. Superata la fase critica, quando il paziente riesce a ritornare ad abitudini e impegni privati e professionali, ecco che si passa alla fase dove è necessario essere vigile perché situazioni che non sono veramente di emergenza, siano lette come tali, e lo diventino di conseguenza.Sempre in accordo con il paziente si stabilisce come affrontare e proseguire con la terapia. |



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